News / Credito, bandi e incentivi - venerdì 24 apr 2026 alle 08:22 | A cura dell'Ufficio Stampa
La guerra in Medio Oriente sta generando tensioni sui prezzi dell’energia. Se i prezzi di petrolio e gas dovessero restare elevati a lungo, ciò potrebbe provocare un aumento dell’inflazione. Di conseguenza, la Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe adottare una politica monetaria più restrittiva, che genererebbe effetti recessivi, compromettendo la ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti. Le più recenti previsioni della Banca d’Italia per il 2026 pubblicate lo scorso 3 aprile (leggi QUI) fermano la crescita degli investimenti in macchinari al +0,5%, oltre un punto percentuale in meno del +1,6% che era stato previsto a dicembre 2025.
Come esaminato nel 37° report ‘Nuovi venti di guerra sull’economia, congiuntura e prospettive per le imprese’ (leggi QUI) presentato lo scorso 13 aprile dall'Ufficio Studio nazionale di Confartigianato imprese, l’ultimo taglio ai tassi di riferimento operato dalla BCE risale a giugno 2025, rimanendo ben al di sopra dei tassi di giugno 2022 precedenti all’inizio della stretta monetaria. Il taglio dei tassi ha contribuito al ritorno in crescita dalla fine del 2025 dello stock di credito per il totale imprese, ma non per le micro e piccole imprese e le imprese artigiane.
Il costo del credito bancario alle imprese
L’analisi del costo del credito a livello regionale evidenza che a dicembre 2025 (ultimo dato disponibile) il tasso di interesse bancario annuo effettivo (TAE)1 pagato dal totale delle imprese emiliano-romagnole si attesta al 4,43%, il più basso rilevato tra le regioni (-52 punti base vs media nazionale), seguito da Trentino-Alto Adige (4,44%), Lombardia (4,69%) e Veneto (4,72%).
A livello settoriale i costi del credito più elevati vengono sostenuti dalle imprese emiliano-romagnole delle Costruzioni (5,36%), superiore di 93 punti percentuali rispetto al totale imprese emiliano-romagnole – pur rimanendo la seconda regione in cui le imprese del settore godono di un tasso più contenuto dopo il Trentino-Alto Adige (5,23%). Segue il settore dei Servizi con un tasso del 4,63%, il più basso tra le regioni. Il Manifatturiero è il settore con il tasso più contenuto, pari al 4,20% in Emilia-Romagna, secondo valore più basso dopo il 3,90% delle imprese manifatturiere del Trentino-Alto Adige.
Di fronte alla possibilità di una nuova fase di stretta monetaria è preoccupante osservare come non sia ancora rientrata quella iniziata nel 2022. Infatti a dicembre 2025 il costo del credito in Emilia-Romagna è ancora superiore di 168 punti base rispetto a giugno 2022, precedente al rialzo dei tassi (+189 punti in Italia). Nel dettaglio, in regione il primo settore per crescita è quello dei Servizi, con tassi di 188 punti al di sopra di quelli che si potevano osservare a giugno 2022 (in linea con il +189 nazionale), seguito dalle Costruzioni con +184 punti (+184 anche la media nazionale), infine dalla Manifattura con +164 punti (inferiore all’incremento di +198 punti in Italia), che posiziona l’Emilia-Romagna al sesto posto per minor incremento dei tassi nel manifatturiero.

Secondo gli ultimi dati disponibili in Emilia-Romagna il tasso pagato dalle piccole imprese a giugno 20253 è del 7,6%, superiore di 310 punti base rispetto al 4,5% delle imprese medio-grandi. Il tasso di interesse rimane comunque il più contenuto dopo quello applicato alle piccole imprese della Provincia Autonoma di Bolzano (6,7%) e inferiore all’8,0% del Veneto e all’8,1% di Piemonte e Lombardia.
Rispetto a giugno 20224, prima della stretta monetaria, le piccole imprese emiliano-romagnole hanno visto un incremento di 206 punti base del costo del credito.
Dinamica dei prestiti bancari alle imprese
Nell'ultimo anno il calo dei prestiti alle imprese si è fatto meno severo, con dinamiche differenti per tipologia e dimensione d'impresa che hanno penalizzato maggiormente le imprese più piccole e l'artigianato.
L’Emilia-Romagna assorbe il 10,2% dello stock nazionale di prestiti alle piccole imprese a fine 2025, dietro al 19,0% della Lombardia e superiore al 10,0% del Veneto e all’8,2% del Piemonte.
Complessivamente il Nord Italia rappresenta il 59,0% dello stock di prestiti bancari nazionali destinati alle piccole imprese.
I prestiti alle piccole imprese in Emilia-Romagna risultano in calo costante da dicembre 2021 e le ultime rilevazioni disponibili indicano che a dicembre 2025 la diminuzione è pari a -3,7% (era -6,8% un anno prima, a dicembre 2024). Flessione lievemente meno accentuata rispetto a quella rilevata a livello nazionale (-4,0% a fine 2025) e di altre regioni del Nord Italia come Lombardia (-4,2%) e Veneto (-4,9%).
È tornata invece in positivo la dinamica dei prestiti verso il totale imprese, che in Emilia-Romagna registrano un aumento dello 0,2%, inferiore però rispetto al +1,5% rilevato per l’Italia.
È possibile esaminare la dinamica del credito all’artigianato emiliano-romagnolo – disponibile solo non corretta per l’effetto delle cartolarizzazioni e quindi non direttamente confrontabile con la dinamica del credito presentata finora – attraverso i prestiti al segmento delle ‘Quasi-società artigiane’6 che a gennaio 2026 calano del -10,3%, una flessione lievemente più accentuata rispetto a quella rilevata a livello nazionale (-9,7%), e che tuttavia è meno intensa rispetto a Veneto (-11,1%), Piemonte (-11,3%) e Lombardia (-12,3%).
Dinamica provinciale del credito alle imprese
Tornando ai prestiti al totale delle imprese, a livello provinciale situazioni di tensione sul credito più critiche si rilevano a Ferrara (-3,9%), Bologna (-3,2%) e Ravenna (-2,0%).
Nel dettaglio, esaminando il trend del credito per settore e provincia, si osserva un calo più marcato in Emilia-Romagna per il Manifatturiero pari al -1,8%, con flessioni più intense per Parma (-8,4%), Bologna (-7,5%) e Ferrara (-6,0%), mentre sono in controtendenza Modena (+7,1%), Piacenza (+5,5%), Rimini (+1,3%) e Reggio Emilia (+0,5%).
Le Costruzioni fanno registrare una flessione meno intensa e pari la -0,9%, con cali più accentuati a Forlì-Cesena (-17,6%), Reggio Emilia (-5,0%) e Ferrara (-4,3%), mentre crescono maggiormente i prestiti a Modena (+6,3%), Ravenna (+4,4%) e Piacenza (+2,1%).
Nei Servizi, che assorbono il 45,1% dello stock di credito regionale, si osserva una crescita del +0,9%, con dinamiche più accentuate a Parma (+16,2%), Piacenza e Modena (entrambe con +2,1%), mentre i cali sono più marcati a Ravenna (4,0%), Rimini (-3,0%) e Ferrara (-1,5%).
L’approfondimento dei dati a livello provinciale per i prestiti alle quasi-società artigiane, che, come si è detto, rappresentano una buona indicazione delle dinamiche dell'intero comparto artigiano, evidenzia un calo diffuso a gennaio 2026, più marcato per Modena (-13,7%), Bologna (-12,5%) e Rimini (-12,3%), mentre è meno accentuato seppur sempre negativo per Piacenza (-4,9%), Ferrara (-5,0%) e Reggio Emilia (-6,6%).
Rispetto al 2019 i prestiti bancari a questo cluster di imprese artigiane sono diminuiti di oltre due quinti in regione (-41,1%), un calo oltre 3 volte più accentuato rispetto al -12,0% osservato nello stesso periodo di tempo per il totale imprese, e con flessioni più intense a Forlì-Cesena (-47,7%), Modena (-43,7%) e Rimini (-43,4%).
Investimenti delle imprese
Nel 2025, in corrispondenza dell’allentamento della stretta monetaria, in Italia si nota una crescita del +3,5% per gli investimenti in macchinari e impianti, di supporto alla twin transition, in controtendenza rispetto al -1,6% del 2024. Tuttavia a fine anno ci sono segnali di rallentamento, che potranno acuirsi qualora tornino a rialzarsi i tassi, un fenomeno che inciderebbe negativamente sul costo del credito per le imprese che comunque è rimasto molto alto.
Secondo gli ultimi dati dell’Indagine congiunturale sull'industria, l’artigianato e le costruzioni di Unioncamere Emilia-Romagna, nel 2025 il 32% delle imprese artigiane emiliano-romagnole al netto dei Servizi ha fatto investimenti. Di queste il 51% ha incrementato gli investimenti rispetto al 2024, il 31% li ha mantenuti costanti e il 18% ha fatto investimenti inferiori. Gli investimenti sono principalmente destinati all’acquisto di impianti e/o macchinari uguali a quelli esistenti (46%), all’introduzione di nuovi impianti e/o macchinari innovativi (28%), all’acquisto di computer e software (26%) e al miglioramento di prodotti esistenti (15%).
L’impegno delle imprese ad affrontare le transizioni green e digitale è proseguito nel 2025, come mostra la ripartenza degli investimenti in ambito digitale7 colta dai dati del Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il 70,7% delle imprese emiliano-romagnole nell’ultimo anno ha investito in uno o più ambiti del digitale, in salita di 3,9 punti percentuali rispetto al 2024, un aumento che si conferma anche tra le micro e piccole imprese (MPI), che vedono una crescita di 4,1 punti rispetto al 2024 raggiungendo la quota del 67,6% di MPI che investono nel digitale. Questo buon risultato è stato raggiunto nonostante, come si è visto, anche nel 2025 è continuata la difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, seppure in attenuazione rispetto al 2024..
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