EMILIA-ROMAGNA SECONDA PER L’INDICE CONFARTIGIANATO YOUTH FRIENDLY 2026: LE OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI TRA IMPRESA E LAVORO

News / Gruppo Giovani Imprenditori - mercoledì 07 ott 2026 alle 09:34 | A cura dell'Ufficio Stampa


Dove un giovane può costruire il proprio futuro? È la domanda che si pone l’Indice Confartigianato dei Territori Youth Friendly 2026 (ICYF), presentato ieri a Roma in occasione della Convention nazionale dei Giovani Imprenditori Confartigianato 'Generazione Artigiana. Valori, visione, futuro', insieme alle altre evidenze del report 'Dove il futuro mette radici. Giovani, imprese e territori che generano valore', illustrato da Silvia Cellini dell’Ufficio Studi Confartigianato e Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI.

L’Indice non restituisce una semplice pagella dei territori, classificandoli come migliori o peggiori, ma permette di cogliere dove esistono condizioni più o meno favorevoli per consentire ai giovani di trasformare il proprio potenziale in opportunità.

L’ICYF 2026 individua i contesti in cui si combinano dinamismo economico, opportunità lavorative, qualità dell’istruzione e dell’offerta formativa, capacità amministrativa e servizi efficienti.

L’edizione di quest’anno aggiorna 21 delle 27 variabili esaminate e si articola, come nella precedente edizione del 2025, in quattro pilastri – Lavoro, Impresa, Competenze e Territorio – che descrivono un ecosistema nel quale un giovane può trovare opportunità occupazionali, scegliere di fare impresa, sviluppare le proprie competenze e costruire il proprio progetto di vita.

La fotografia restituisce una geografia delle opportunità profondamente disomogenea. In cima alla graduatoria si colloca la Lombardia, con un indice pari a 727, seguita da Emilia-Romagna (703), Veneto (697), Piemonte (679) e Friuli-Venezia Giulia (675). All’estremo opposto si trovano Sardegna (371), Molise (426) e Calabria (429).

Il primo pilastro, Lavoro, considera la capacità dei territori di offrire ai giovani opportunità occupazionali di qualità e di contenere la platea di quanti restano esclusi dai percorsi di studio e lavoro. Le condizioni più favorevoli si registrano in Lombardia, Piemonte e Veneto mentre quelle meno favorevoli riguardano Calabria, Basilicata e Sardegna.

Il secondo pilastro, Impresa, misura la capacità del sistema produttivo di rigenerarsi, crescere e coinvolgere le nuove generazioni. Tra gli elementi considerati figurano la presenza di nuove imprese e di imprese giovanili, la loro capacità di sopravvivenza e l’apertura del sistema produttivo verso i giovani. In questa dimensione emergono Lombardia, Campania e Piemonte mentre le condizioni meno favorevoli si rilevano in Toscana, Sardegna e Molise.

Il terzo pilastro, Competenze, sintetizza la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione delle competenze tra i giovani, la presenza di laureati e la capacità dei territori di attrarre e valorizzare capitale umano qualificato. Le condizioni migliori si registrano in Umbria, Lombardia ed Emilia-Romagna; quelle meno favorevoli in Calabria, Campania e Sicilia.

Il quarto pilastro, Territorio, prende in esame le condizioni che contribuiscono a rendere possibile un progetto di vita: qualità e accessibilità dei servizi territoriali, servizi per le famiglie e l’infanzia, digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e costo dell’abitare. In questa dimensione si distinguono Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia, mentre le condizioni meno favorevoli si rilevano in Molise, Campania e Lazio.

Lavoro, impresa, competenze e territorio sono quattro dimensioni strettamente connesse. Un giovane può scegliere di restare se trova opportunità di lavoro, trasformare la scelta di restare in un progetto imprenditoriale, innovare se dispone delle competenze necessarie e mettere radici se il territorio offre servizi e condizioni adeguati.

È in questa prospettiva che l’Indice si inserisce nel percorso della Convention e nel Manifesto dei Giovani Imprenditori Confartigianato, mettendo in relazione restanza, passione, innovazione, responsabilità, comunità ed eccellenza. Il messaggio che emerge è che il territorio crea le condizioni e i giovani, con gli strumenti adeguati, le trasformano in valore: per le imprese, per le comunità e per il futuro dei territori.



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IL REPORT ‘DOVE IL FUTURO METTE RADICI. GIOVANI, IMPRESE E TERRITORI CHE GENERANO VALORE’

Report ‘Dove il futuro mette radici. Giovani, imprese e territori che generano valore‘ presentato da Silvia Cellini e Licia Redolfi nel corso della Convention Nazionale Giovani Imprenditori di Confartigianato ‘Generazione artigiana. Valori, visione, futuro’ tenutasi a Roma il 6 ottobre 2026. Alcune evidenze del report

Un quarto di secolo dominato dall’incertezza e da cambiamenti: la corsa dell’IA

Dal 2000 si sono susseguite le crisi terroristica, finanziaria, del debito sovrano, pandemica, energetica, dei dazi sullo sfondo delle crisi demografica e climatica e nel 2026 la terza guerra del Golfo ha portato innescato una nuova crisi delle commodities energetiche tanto che in Italia a settembre 2026 l’inflazione energetica è al +22,3% su base annua. Questo contesto mina la competitività delle nostre MPI già messa in difficoltà da un costo dell’energia elettrica superiore alla media UE che genera un extracosto di 3,7 miliardi di euro. Viviamo anche in un periodo di accelerazione dei progressi tecnologici: se l’e-commerce ha impiegato 11 anni per triplicare la sua diffusione all’intelligenza artificiale sono bastati 2 anni.

Le prospettive di ‘glaciazione’ demografica per i giovani al 2050

Al 2050 le stime indicano una diminuzione di 1,7 milioni di giovani 20-34 anni, pari a -18,8% con una maggior criticità per il Mezzogiorno che si attesta a -29,8%.

Il paradosso dei giovani italiani: alta inattività e bassa occupazione

Alla rarefazione in Italia dell’offerta di lavoro collegata alla bassa vivacità demografica si accompagna un’alta presenza inattivi 25-34 anni che sono 1,5 milioni, con un tasso di inattività del 24,7% a fronte del 14,2% dell’UE a 27 in cui in entrambi i casi il nostro Paese mostra la performance peggiore. Nel dettaglio, un quarto (26,6%) di questi giovani sono 406mila laureati, di cui il 60,2% sono 244mila donne ed i laureati 25-34 anni nel decennio 2016-2025 hanno lasciato l’Italia in 170mila e sono tornati in 53mila con un saldo negativo per 117mila unità, pari a 32 giovani in meno al giorno. In parallelo però il tasso di occupazione under 35 in Italia è del 43,9% ed è il più basso in UE.

Piccole imprese innovative e giovani indipendenti

In Italia innova il 64,5% delle piccole imprese con 10-49 addetti, 14,2 punti sopra la media di 20 paesi dell’UE: un valore che significa il terzo posto. Il nostro Paese mostra un miglioramento rispetto alla precedente rilevazione in cui primeggiava tra i top 4 UE e per quanto riguarda la propensione all’innovazione, nel triennio 2022-2024 cresce solo per le piccole imprese. L’Italia è inoltre prima in UE per imprenditori e lavoratori autonomi under 30 e per il segmento delle donne è seconda tra 15 paesi esaminati.

L’artigianato, collante della coesione sociale soprattutto nelle aree interne dove occorre più tempo per raggiungere i servizi essenziali

Nell’artigianato lavora il 14,5% degli addetti delle imprese non agricole, ma la quota sale a 22,2% nei comuni delle aree interne in cui servono oltre 20 minuti in automobile per raggiungere i servizi essenziali di istruzione, salute e mobilità con il Mezzogiorno che tocca il 39,9% mentre il Centro-Nord è a 16,9%.

Imprese giovanili: 120.598 sono artigiane

Le imprese giovanili condotte da under 35 registrate alla fine del 2025 sono 473.549 e di queste un quarto (25,5%, 71,9% nel Manifatturiero esteso, comprensivo di estrattivi e public utilities, il 64,4% nelle Costruzioni ed i Servizi di fermano a 19,6%) sono 120.598 imprese artigiane che rappresentano il 9,8% dell’artigianato in Italia. Tra 2021 e 2025, periodo di crescita dell’occupazione nel nostro Paese, le imprese giovanili calano del 12,0% e l’artigianato si ferma a -2,2%. In particolare, crescono in controtendenza del 3,0% per le imprese giovanili artigiane a conduzione straniera mentre quelle a conduzione italiana scendono del 4,0% evidenziando però un aumento per il segmento a conduzione femminile (+0,2%).

Più stabilità, inclusività ed imprenditorialità giovanile nelle imprese di minor dimensione

Nelle MPI fino a 49 addetti i dipendenti under 30 pesano il 20,2%, contro il 15,7% delle restanti imprese con almeno 50 addetti (+4,5 punti percentuali). Nell’artigianato le imprese gestite da under 35 sono il 9,8% contro l’8,1% del totale delle imprese (+1,7 p.p.).

Occupati under 35 in crescita più che in Europa, ma i diplomati in cerca di lavoro preferiscono più tempo libero ed autonomia

Nel II trimestre 2026 nei principali tre paesi europei gli occupati under 35 crescono dell’1,3% su base annua in Italia in controtendenza rispetto al -0,1% dell’UE a 27; rispetto al 2021 la crescita si consolida a +7,1% in Italia mentre l’UE a 27 si ferma a +4,1%. Mutano le aspettative dei diplomati che cercano un lavoro continuativo: viene richiesto sempre più tempo libero e sono meno richiesti i contratti a tempo pieno mentre la necessità di maggior indipendenza e flessibilità nell’orario di lavoro rendono attrattivo il lavoro indipendente.

Indice Confartigianato Youth Friendly 2026 (ICYF 2026)

27 indicatori socio-economici appartenenti ai quattro pilastri di lavoro, impresa, competenze e territorio misurano il contesto per imprese e lavoro dei giovani. La Lombardia (indice pari a 727) è la regione che dà i migliori strumenti ai giovani e crea per loro le migliori condizioni per scegliere, restare, innovare, fare impresa e generare valore nella comunità in cui vivono, tra restanza, innovazione, passione, responsabilità, eccellenza e comunità: seguono Emilia-Romagna (703), Veneto (697), Piemonte (679) e Friuli-Venezia Giulia (675) mentre quella dove le condizioni sono meno favorevoli è la Sardegna (371), preceduta da Molise (426) e Calabria (429).

Un momento della Convenzion nazionale del 6 ottobre 2026


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